Pubblicato il: 17 giugno, 2012 in: Regionale

Si è svolta a Castiglione della Pescaia, “Grosseto” la Giornata delle Attività  Venatorie,  organizzate  dall’Amministrazione  Comunale di detto Comune.  Ha fatto da   moderatore del congresso il nostro Giacomo Cretti che con sicurezza  e competenza  ha diretto l’intera manifestazione con interventi mirati e competenti riguardanti l’attività venatoria e l’interazione fra la fauna selvatica, la caccia  e l’agricoltura. Parla dei danni che alcuni ungulati provocano ai prodotti agricoli ma si sofferma anche sulle entrate, si riferisce in altre parole ai circa 130 milioni di Euro annui, che “privati cittadini” i cacciatori, versano annualmente per l’attività venatoria. Il suo indotto, vede una produzione “armiera” con una forte esportazione, che produce circa 140 milioni di Euro ed altri 200 milioni nei mangimi e quanto altro per i nostri ausiliari. 

Gli  onori  di  casa  li hanno fatti il Vice  Sindaco  del Comune,  Elena  Nappi, che dopo aver dato il benvenuto  ai congressisti, ai cacciatori ed agli agricoltori presenti in sala, affronta subito il problema dei danni sempre più gravi che i cinghiali infliggono alla locale agricoltura  e  Walter  Massetti,  Consigliere delegato alle politiche agricole,  ed  organizzatore   della manifestazione, il quale esprime il suo piacere nel vedere seduti allo stesso tavolo cacciatori e agricoltori. Si augura che la conferenza possa  far trovare adeguate soluzioni al problema da trattare, cioè i danni che provocano certi ungulati  ai  prodotti agricoli.

Il  moderatore, nel ringraziare i responsabili del Comune, cede la parola al rappresentante della Provincia di Grosseto, Massimo  Machetti. Il quale  ricorda ai presenti  le manifestazioni e gli incontri fra cacciatori ed agricoltori svolti nel territorio della provincia stessa.  C’è la buona volontà di risolvere le situazioni che si presentano, ma, a volte, la burocrazia frena anche noi e c'impedisce interventi più incisivi e mirati. Occorre impegnarsi a fare bene, dobbiamo fare più “braccate” di contenimento dove ci sono troppi cinghiali.

Cretti cede la parola al Relatore del congresso  Roberto  Mazzoni  Della  Stella che, oltre il saluto, espone con pacatezza, precisione e perizia alcune sue riflessioni. La crisi profonda che attraversiamo, dice, ci porta a cambiare modo di vedere e di agire. Il problema dell’agricoltore è il raccolto, bisogna arrivare non ad una riduzione dei danni ma al danno zero.  Occorre rifiutare la criminalizzazione e la cinghializzazione ad ogni costo.  Se il territorio è occupato dal 90-100% di bosco la presenza del cinghiale è una risorsa. Il vero problema è dove c’è meno bosco e più agricoltura, è qui che si hanno i danni maggiori. Gli ATC. si sono impegnati a pagare per la prevenzione, cioè le recinzioni elettriche, ma poiché queste non fermano i cinghiali, poi hanno dovuto pagare anche i danni e con questo, alcuni ATC vanno in dissesto.  Dovremmo recintare i coltivati ma, le barriere non fermano gli affamati. Il bosco non è in grado di alimentare i cinghiali per 365 giorni all’anno, occorre quindi un foraggiamento dissuasivo, mirato per stagione, disciplinato e controllato, fatto da personale autorizzato.  E’ contrario agli interventi delle squadre di caccia al cinghiale sul territorio non vocato. Ricorda che, i rimborsi per i danni provocati all’agricoltura, sono solo soldi dei cacciatori, siamo l’unico paese europeo che continuiamo ad avere la fauna ”pubblica” e questo è un bene, avviene ed è così anche negli Stati Uniti d’America.  Dovremmo considerare di più le aree vocate alla piccola selvaggina, lasciando per loro i primi sei, sette metri dei coltivi  per riavere abbondante la piccola selvaggina stanziale. 

Il  moderatore cede la parola al rappresentante della  Coldiretti, che afferma, fra l’altro, di essersi trovato, ad oggi, ad una situazione emergenziale. Colture importanti per la nostra economia sono oggetto di danni. L’indennizzo non viene mai a colmare il danno subito. Paventa, visto l’alto numero dei cinghiali, il pericolo d'epidemie e quindi il rischio sanitario.

Il rappresentante della Federazione Italiana della Caccia chiede, fra le altre cose, che il territorio debba essere  gestito tutto e non solo quello vocato alla caccia. Per quanto riguarda le aree protette nessuno, fin ora,  ha un progetto preciso di gestione.

Cretti, invita all’intervento il responsabile della CIA, fra le altre cose afferma che, la relazione fra agricoltori e cacciatori  è buona, anche perché  molti cacciatori sono agricoltori.  Serve il buon senso perché non ci sia la sopraffazione degli uni sugli altri.  Qui c’è agricoltura di qualità che va salvaguardata.

Il rappresentante dell’Arcicaccia afferma, fra le altre cose, che è ottima la gestione della lepre nel nostro territorio, per il cinghiale la gestione va fatta globalmente su tutto il territorio.

Il moderatore Cretti, dopo aver ricordato che nella sua provincia non c’è ancora operante l’ATC, cede la parola al rappresentante  Enalcaccia, Eugenio Contemori,  che, dopo il saluto ed il ringraziamento per l’invito,  riconosce e dà atto dell’alta qualità degli interventi sin qui fatti. Condivide l’ottima esposizione fatta da Mazzoni Della Stella. Afferma che gli agricoltori devono poter  raccogliere i propri prodotti, l’obiettivo non deve essere il risarcimento ma l’inero raccolto.  Dobbiamo gestire le aree protette, intervenire nei “santuari”  dove il cinghiale  agendo a “fisarmonica”, di giorno lì si rifugia, lì si riproduce e la notte esce per arrecare gravi danni all’agricoltura circostante. Concorda nel foraggiamento mirato, fatto in determinati periodi dell’anno e con precisi criteri. Rispondendo ad altro intervento, ricorda che la caccia non è uno sport, ma è un’attività, è un’idea atavica che alcuni di noi si portano dietro, nel nostro “io” fin da tempi remoti.  Rispondendo a Cretti, affermando che, da noi gli ATC ci sono, “pochi o troppi” questo non è l’argomento d'oggi, essi hanno una gestione efficace del territorio, essendo a diretto contatto con agricoltori, cacciatori,  ambientalisti  ed  istituzioni. Sarebbe bene, invece, che lo stato ci restituisca quel 50% delle tasse governative che versiamo, come prevede un’apposita legge alquanto ignorata. 

Il rappresentante della Libera caccia si sofferma sull’attività venatoria, ottimi i risultati dati dal binomio cacciatori / agricoltori  e su quella volontà che ci portiamo in noi, volontà di cacciatore.

Conclude i lavori Giacomo Cretti che riassume l’importanza del convegno e degli argomenti trattati.

Da  parte del sottoscritto vi è la convinzione che questi convegni e manifestazioni vadano fatti in più occasioni perché arricchiscono coloro che vi partecipano.

Eugenio  Contemori

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