Pubblicato il: 17 giugno, 2012 in: Siena

 

Mi sono alzato  molto presto,  spio fuori della  finestra,  cielo con nuvole e spiazzi di sereno, tempo  variabile, speriamo bene.   Bisogna andare, ci sono le carabine pronte e passate nei soffici panni per togliere quell’olio che le conserva per la prossima stagione venatoria. Ci aspetta  questo  campionato provinciale di tiro alla sagoma di capriolo e di cinghiale, organizzato dalla sezione provinciale di Siena, posto  là,  al confine fra le  province di  Siena  e  Grosseto,  dove il fiume  Merse fa scorrere le sue acque verso la Maremma, dopo aver alimentatole estese risaie.   Proprio li sopra c’è il campo di tiro dinamico di Peccioli, la nostra meta.  Il viaggio scorre fra il verde intenso dei campi di grano nelle colline senesi che si alterna al verde tenuo dei boschi. Spettatori del nostro passaggio una decina di maschi di fagiano  impettiti a difesa del loro territorio  e  sei caprioli incuranti delle auto che scorrevano vicino, continuavano a brucare tenere foglie al limite dei roveti lungo le sponde dei calanchi. 

Nel centro è presente un vento fastidioso, ma non freddo, che spira da sud ovest;  nei quattro campi di tiro  una venticinquina di soci  stanno già iscrivendosi, presso il tavolo gestito dalla Sig.ra  Angela  Pelacchi ed il suo collaboratore  Santelli.   Sono impazienti di  mettere in mostra la loro bravura nel tirare a quelle sagome che nel caso del cinghiale corre qua e là con reale velocità.

Ci accoglie, a questa importante manifestazione, annualmente organizzata, il Presidente provinciale, Antonio, con un benvenuto a questa coppia d’aretini  uno dei quali l’anno scorso si portò a casa un  bel prosciutto di “cinta senese”.

Dopo aver salutato i presenti cominciamo a prendere le “misure” delle persone presenti, ci sorge subito un dubbio,  “quest’anno la cosa si fa difficile”. Ci si consola con l’abbondante colazione fatta di un ottimo pane toscano e costolicci,  salsicce e braciole  messe sopra i carboni ardenti.  Si nota la mancanza di vino, “bene dico io”,  in compenso ci sono ottime  e dissetanti bibite. Ci si avvicina agli stend di tiro, spuntano dai foderi eccellenti e ricercate carabine, ottimi fucili da caccia ad anima liscia;  si sentono commenti di veri esperti.  Iniziano per primi i tiri alla sagoma dell’irsuto con fucili ad anima liscia, poi con le carabine ed  il bersaglio, non solo è colpito ma, nella grande maggioranza, i tiri sono finiti in quel piccolo cerchio del centro, tutti sono entusiasti dei risultati.  Aspettiamo il nostro turno e dopo aver visto colpire da veri esperti la sagoma del cinghiale che corre,  iniziano i tiri con carabine munite di ottica alla sagoma del capriolo alla distanza di cento metri.  Si vede  fra i soci tiratori la  padronanza, la capacità dell’uso della carabina,  il  saper  manovrare da veri esperti le tacche  di  mira  dei  cannocchiali  posti sopra le carabine, la ricerca accurata del centro del bersaglio  e  così iniziano gli spari, secchi, precisi con cadenza militare.  Va sottolineato l’assistenza e la precisione degli addetti  del campo che non tralasciavano nulla  per  mettere in sicurezza  i tiratori presenti.  Al termine dei tiri  si riscontrano i seguenti risultati:

Fucile ad anima liscia:  1°  Gianpaolo Benincasa,  2°  Fabio  Benincasa,  3° Curzio  Giuliani.

Carabina senza ottica:  1°  Alessandro  Caselli,  2°  Massimo  Calderini,  3°  Valerio Colussi.

Carabina con ottica per cinghiale:1° Fabio Benincasa, 2° Alberto Pelacchi, 3° Antonio Sacchi.  

Carabina  con ottica per Capriolo: 1° Curzio Giuliani,  2° Valerio Colussi,  3°  Lorenzo Cresti. 

Eugenio  Contemori

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