Intervento Enalcaccia alla Conferenza sulla caccia a Grosseto Fiere 28.06.19

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Enalcaccia Toscana

Siamo ancora una volta tutti insieme al capezzale del malato. Purtroppo è un’ammalata terminale. Cacciatori, Agricoltori, Politici, Ambientalisti, tutti dottori, tutti professori, tutti supertecnici, come lo siamo dopo una partita di pallone finita male. Tutti hanno ed abbiamo tentato, in questi anni, di curare l’ammalata terminale, cioè la caccia, purtroppo a volte si sono usati solo dei palliativi.
Vediamo in particolare le varie specie sulle quali ci orientamo noi cacciatori.
PICCOLA SELVAGGINA STANZIALE: se non si torna ad avere selvaggina vera, efficiente ed efficace nella riproduzione ed alla sopravvivenza non arriveremo mai ad avere selvaggina nel territorio. Le attuali immissioni di fagiani sono la cosa più deleteria che possa esistere. Quelli che ci vengono consegnati in genere dagli ATC e che sembrano fagiani, in realtà sono dei pollastri immaturi, pieni di antibiotici e concentrati chimici che non li fanno diventare maturi alla riproduzione, ed infatti non si pizzicano più fra loro anche in ambienti ristretti perché ancora non sentono in se la maturità sessuale. Tutti questi concentrati gli vengono somministrati affinché la morte non avvenga dentro le grandissime voliere. Immessi nel territorio, non solo non sono capaci di procurarsi lo stretto necessario per la sopravvivenza, ma non conoscono nemmeno la predazione e, finite le cure medico/ormonali vanno in crisi e sono destinati alla bocca dei predatori o a concime del territorio.
Cosa bisognerebbe fare per arginare tutto questo? La nostra proposta, fra l’altro esposta anche da altri, è di ridimenzionare, magari raddoppiandole di numero, le Z.d.R.e.C. e le ZRV. Alcune di esse sono vere cattedrali nel deserto, deserto faunistico. Altre, per fortuna non tutte, sono solo rifugio di predatori.
Oggi un bravo dottore in veterinaria nel giro di qualche ora è in grado di fare le analisi delle feci e del sangue di soggetti faunistici sani in modo tale da poterli reintrodurre nei divieti, perché è li che vanno reintrodotti. Reintrodurli da adulti, cioè ad almeno 10/12 mesi di vita, nelle ZRV e ZRC e da queste, specificandolo attentamente nella legge e nel regolamento, irradiare il territorio circostante. Finirebbe così, nel giro di tre anni, l’acquisto di quelle sottospecie di “fagianotti” da “buttare” sì, perché la parola giusta, è proprio buttare nel territorio. Con i soldi risparmiati, (si spera) si dovrebbero pagare, sì pagare (per qualcuno può essere una brutta parola) per intero e sull’unghia, il proprietario terriero o l’agricoltore che contrattualmente anno per anno lascia all’interno di tali strutture campi e ripeto campi, di mais, di girasoli, di sorgo, di fagiolini, di favino, di lupinella ed altro che servano al nutrimento della selvaggina. Nello stesso tempo tenere sotto stretto controllo i predatori e le specie che nelle suddette zone non devono stare, tutto questo favorirebbe l’rradiamento costante del territorio limitrofo. Questo darebbe una caccia di confine annua.
Perché tutto questo? L’agricoltore è portato, come del resto tutti noi, a far sì che il proprio reddito aumenti ed è per questo che devono essere dati nel terreno, prima e dopo le semine, degli erbicidi, degli essiccanti negli appezzamenti di terreno adibiti alla produzione agricola. Guardate negli appezzamenti di terreno coltivati a girasoli, fra una fila e l’altra non c’è un filo d’erba. Il mais, bello, verde, innaffiato abbondantemente ma se vi abbassate sotto le prime foglie ci sono le autostrade, tutto secco, solo terra, non c’è più un filo di panicastrella che era fonte di rimessa e con i suoi semi era il nutrimento dei fagiani. Non parliamo delle zone dove si produce il tabacco, li non restano nemmeno le formiche, e gli ortaggi, ma in questi ultimi la cosa è comprensibile.
Stessa cosa per le lepri. Abbiamo ZRC di oltre mille ettari in Toscana, in queste strutture, vuoi perché il comitato è vecchio e stanco, vuoi perché quando il comitato è efficiente e chiede i soldi per attivare una maggior produzione di selvaggina alle istituzioni, che in genere sono gli ATC, gli rispondono che i soldi non ci sono. Le ZRC che conosco io producono, quando va tutto bene, 40/60 lepri di cattura. Una struttura privata di mia conoscenza estesa per circa quattrocento ettari produce, con colture mirate all’alimentazione della lepre e all’intervento sui predatori, il doppio se non il triplo di lepri tutti gli anni. C’è bisogno di rivedere le sedi delle ZRC nel territorio, poiché alcune zone hanno troppo terreno boscato, altre che esistorno ed insistono nello stesso terreno da oltre 25 anni, questo è deleterio.
Caccia agli Ungulati:
In questi ultimi anni la caccia al cinghiale in battuta e quella selettiva a cervidi e bovidi ha permesso la continuità della caccia ed il conseguente rinnovo delle licenze di caccia. Se non ci fossero stati in abbondanza, cinghiali, caprioli, daini, mufloni e cervi il numero dei cacciatori sarebbe veramente ridotto al “lumicino”. Una specie, il cinghale, sembra essere colui che provoca maggiori danni ai prodotti agricoli, seguito a breve distanza dagli altri ungulati. Questi ungulati, ultimamente, sono stati spinti verso i piani e le produzioni agricole non solo per gli abbondanti periodi di siccità e poco nutrimento nel bosco, ma perché inseguiti e predati dal lupo. In Italia, ci siamo fatti sfuggire di mano il controllo sulle nutrie, sugli storni, che al contrario di noi sono cacciati in tutta europa e adesso ci stà sfuggendo di mano anche il lupo. Ma non è tutto, qui c’è voluta anche la bella pensata di vietare la pasturazione di queste specie lontano dalle colture agricole, poiché pochi benpensanti ritenevano che, facendo le governe a queste specie esse sarebbero aumentate a dismisura. Noi le governe ben mirate, autorizzate e concordate, lontano dalle produzioni agricole, le chiediamo a gran voce. Riportiamo il cinghiale e gli altri ungulati ai loro luoghi preferiti, l’alta collina ed il bosco. Siamo contrari all’ultima normativa che vieta l’intervento in braccata, applicando l’art. 37 della nostra legge, là dove ci sono danni ai prodotti agricoli e dove, per lo spazio disponibile è possibile intervenire con la squadra.
Caccia di selezione a cervidi e bovidi, gran bella cosa. Non concordiamo e si contesta con i tempi messi a disposizione dalle norme dettate da non so chi che prevedono il prelievo dei maschi adulti di capriolo a Giugno e femmine gravide a Febbraio/Marzo ed oltre. Non vediamo di buon occhio l’intervento in selezione del cinghiale nelle sottozone confinanti con le aree vocate al cinghiale dove invece possono operare le squadre stesse. Quest’anno, decaduta la legge 10, si preleva il capriolo nelle aree non vocate, dove tendenzialmente la presenza del capriolo deve essere portata a zero, negli stessi periodi di prelievo delle aree vocate dove, invece, tale presenza è conservativa. Cosa significa? Forse che nel restante periodo dell’anno non producono danni ai prodotti agricoli? Rivedere quindi attentamente le zone vocate e quelle non vocate. Ma in particolare rivedere la nostra legge e suggerire, chiedere, forzare la modifica alla legge nazionale 157/92, che porta più scompensi che compensi.
E dal momento che si parla della legge nazionale, mi domando ancora e vi chiedo, dove è finito quel 50% della tassa nazionale sulla caccia, che lo stato doveva, per legge, restituire alle Regioni? Si sono susseguiti governi di centro, di sinistra, di destra e/o altri che non so come definire, ma tutti uguali, prendono per non dare. Di tanto in tanto si riunisce la Conferenza Stato/Regioni, sappiamo che il rappresentante della Toscana chiede quanto qui riportato, ma gli altri? Hanno mai chiesto con decisione questa restituzione delle quote versate?
Caccia alla migratoria: E’ mai possibile quello che è successo nella passata stagione rispetto alla specie “colombaccio”? E’ mai possibile che una Regione come la Toscana, non sia allaltezza di ribaltare la questione? Visto anche che in altre regioni questo non succede? Dove sta il problema? E’ una debolezza Regionale o è una forza di chi ricorre al calendario. Calendari fra l’altro, si deve ammettere a chiare note, che erano calendari ben strutturati e preparati dagli appositi Uffici. Altri problemi che riguardano la migratoria: sicuramente ne parlerà qualcuno più esperto di me, I tempi del prelievo credo siano la cosa più importante, non possiamo cacciare una specie quando questa è già migrata, vedi la tortora, o chiudere il prelievo quando altre specie stanno giungendo da noi, classico la marzaiola e la beccaccia. Questo anno sono state avvistate tre beccacce due delle quali sono andate a sbattere contro la rete di cattura dei fagiani ai primi di Aprile. Anche qui influisce una vecchia e vetusta 157/92 che va cambiata e pareri nettamente discordanti fra chi li emette e coloro che sono a viverli nel territorio.
A.T.C. Ci sono ancora due aspetti riguardanti gli ATC. Una gestione impegnata e portata avanti, nella maniera migliore ma da pochi. Una gestione che lascia molto a desoiderare da altri. In realtà si sono creati 15 Ambiti territoriali i quali, a volte, operano più unitariamente che concordemente, applicando normative diverse da un ATC ad un altro. Io invece ricordo benissimo quando ne parlavamo e lo mettemmo per scritto, nella costituzione degli ATC toscani, che dovevano esserci regole uguali per tutti, cosa che sembra non avvenire. Comitati di gestione che non rappresentano tutte le associazioni venatorie, abbiamo sempre richiesto l’ampliamento del numero dei componenti il comitato, ma i nostri appelli sono sempre caduti nel vuoto. Centrale di committenza, sembrava la panacea dell’ATC, per i risparmi che doveva far ottenere nei contratti di spesa, adesso dovrebbe essere demolita. Contratti stipulati per le stesse cose a piccoli lotti, per fare cosa? Ripartire da zero, ripartire con norme chiare ed uguali per tutti. Certo sarebbe un lavoro immane per gli Uffici, ma rinforzando il personale. Si richiede che gli agenti della polizia provinciale siano passati a polizia regionale e con l’aiuto delle guardie giurate volontarie presidino il territorio fonte di scorribande armate a discapito della vera caccia. Piano Faunistico Venatorio: occorrerà molto tempo ed occorreranno molte riunioni, ammesso che servano veramente. E’ per questo che rimando questo argomento.

Eugenio Contemori
Delegato Regionale Enalcaccia per la Toscana