Pubblicato il: 20 gennaio, 2014 in: Regionale

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Lettera aperta ai Soci, alle Guardie Giurate Venatorie, ai Presidenti di Sodalizio, ai Presidenti Provinciali dell’Unione Nazionale Enalcaccia Pesca e Tiro della Toscana.

In questi ultimi tempi si è fatto un gran parlare di “confederazione” ed in proposito sono stati emessi vari comunicati ed articoli pubblicati su periodici e nei siti internet, si tratta di una Confederazione dei Cacciatori Toscani, fondata dalle associazioni F.I.D.C .- A.R.C.I.Caccia – A.N.U.U, per poi arrivare, “in fasi successive”, ad un’unica confederazione nazionale di tutti i cacciatori. In proposito sono stato invitato, dai Presidenti regionali delle tre associazioni il 17.12.2013, ad un incontro. Incontro tendente ad illustrare il loro programma d’accordo e la bozza dell’atto costitutivo e dello statuto. Nel ringraziare per l’invito alla riunione rivoltomi ed alla quale partecipare era doveroso, oltreché educato, ho avuto modo di dire che quest’incontro, questa riunione, secondo il mio punto di vista, doveva essere fatta, allargata a tutte le associazioni, prima dell’accordo sottopostoci dalle tre associazioni costituenti. Anche per questo aspetto posso dire che questo modo di fare non mi piace, non piace che mi sia sottoposto un accordo, dal quale si desume la frase “questo è quanto”, …………. “l’accordo è aperto a tutte le associazioni che vi vogliono entrare”. 

Io credo invece in un altro tipo di Unione, dove ogni associazione ha la sua autonomia di idee, di motivazioni, di gestione e d’identità. Unione dove sia possibile che le associazioni che lo compongono possano trovare accordi sui grandi temi che impegnano e segnano ancor oggi, tempi duri per la caccia ed i cacciatori. Accordi unitari in difesa dei tempi e dei modi, oggi diversi, di accedere ed andare a caccia. Dove sì, la tessera base delle associazioni (come era pochi anni fa) potrebbe essere uguale nei massimali, per tutti i cacciatori, ma non certo la compagnia assicuratrice, che è stata ed è un altro punto di forza dell’associazione stessa. Credo inoltre che unirsi in una confederazione unica si finirebbe per il perdere la nostra provenienza storica, la nostra affermata identità e la salvaguardia dei nostri principi associativi. Una confederazione dove solo l’ufficio di presidenza è formato dai soli presidenti delle associazioni aderenti, e dove, sicuramente per la legge dei numeri, le altre associazioni minoritarie scompariranno incorporate dal più forte. Questo potrebbe portare al lassismo totale, perderemo l’ultima “grinta” che ci resta. Mi chiedo chi si preoccuperà più di fare proselitismo fra i cacciatori, chi con tanto sacrificio, lo sanno gli istruttori, preparerà i nuovi cacciatori, dove finirebbe quello spirito di competizione, adesso presente in noi, per cercare di fare meglio degli altri, quale associazione rimarrebbe veramente a difesa della caccia e dei suoi tempi come li intendiamo noi? Una Unione, invece paritetica, dove tutte le associazioni, ripeto tutte le associazioni, pariteticamente siano presenti e possano esprimere la loro posizione sui problemi che di volta in volta emergono in campo venatorio, dove la presidenza e la segreteria fossero e siano a rotazione incrociate e a tempo determinato, dove le idee migliori potessero essere sottoposte ai propri organi periferici darebbero sicuramente, per noi, maggiori risultati. Vedi la composizione degli ATC, dove è stata ed è guerra serrata per non lasciare nessun posto ad associazioni minoritarie nel territorio. Lo stesso avviene per la conduzione delle Z.R.C. dove un’associazione ha due dei tre rappresentanti e la nostra rimane fuori, eppure in alcune Regioni, (è questo un altro punto da portare avanti in Toscana) questo è stato superato allargando la composizione dei consigli degli ATC, e delle altre commissioni. Rivedere subito le composizioni dei consigli ATC dove sembra che, il modello del più forte sembra fallito, vedi alcuni ATC commissariati, ed in altri gli agricoltori dimissionari ecc. Riscrivere quindi, un modello nuovo di gestione. Ottimizzare al massimo le poche risorse rimaste, senza far pesare sui cacciatori spese che potrebbero essere ridotte se non eliminate.
Siano le nostre Associazioni a livello nazionale, a trovare una Unione, come richiesto in più occasioni dalla nostra Presidenza Nazionale. Unione che agisca sul Governo, per far rispettare anche a tutte le altre nazioni Europèe, (e possibilmente anche ad altri stati), dei calendari di caccia precisi, dove non sia più possibile fare strage di selvaggina migratoria che, di anno in anno, ci porta a non vederla più nel nostro territorio, nel nostro paese. Combattere con decisione gli inquinamenti, anche al limite in cui si possa investire la magistratura, nei casi d’inquinamento dell’aria e dei terreni dove la selvaggina sosta e si riproduce. Favorire, con incentivi, non solo a parole, gli agricoltori che concorrono alla riproduzione di quella che si chiama “selvaggina nobile stanziale” o che si dedicano al recupero di aree che favoriscono la sosta delle specie in migrazione, distribuire fra i proprietari dei terreni che ricadono all’interno delle Z.R.C. l’equivalente, in Euro, del prodotto di selvaggina catturata annualmente. Oggi ci sono troppe zone a divieto di caccia, che servono solo a fare da serbatoio e da facile riproduzione per alcuni ungulati che “letteralmente in certi casi” distruggono i prodotti agricoli delle vicinanze. Eradicare dalle Zone di Ripopolamento e Cattura i predatori e gli ungulati eventualmente presenti in ogni periodo dell’anno. Poter prelevare la selvaggina migratoria quando è effettivamente presente nel territorio, vedi tortore, quaglie, germano reale, in altre parole nell’ultima decade di agosto, il prelievo dello storno, oggi specie invadente nel nostro territorio e per la quale è permessa la caccia in tutti i paesi che si affacciano nel Mediterraneo, ma non in Italia. Dare ai cacciatori di migratoria un pacchetto di giornate valido in tutto il territorio nazionale senza balzelli di altre tasse. Costi d’ingresso in ATC non saturi, uguali per tutti e soprattutto aperti a tutti i richiedenti, senza far pagare ulteriori “balzelli” per chi risiede fuori regione. Poiché “sembra” che il 2014 debba essere l’anno della soppressione delle Province chiediamo che gli attuali ATC sub-provinciali si trasformino in A.T.C.R. (cioè regionali) o quantomeno di estensione territoriale come le attuali province, dove la Regione ha dei riferimenti territoriali precisi per la gestione, ma il cacciatore è libero di spostarsi nell’intero territorio regionale. E’ stato ampiamente dimostrato che il nomadismo venatorio non esiste, è stata un’invenzione per chiuderci in ristretti territori di caccia senza accertato, “sempre secondo il mio punto di vista”, miglioramento venatorio in questi anni, così come, andando a caccia, non possiamo essere in due posti contemporaneamente.

p.s. Nell’augurare a loro un buon cammino venatorio, ritengo che nulla possa vietare in futuro, di poter trovare accordi unitari sui grandi temi della caccia.

Eugenio Contemori Arezzo 08 Gennaio 2014
Del. Reg. Enalcaccia Toscana

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